lunedì, 15 Giugno , 2026

VIDEO | Obesità, con orforglipron e tirzepatide a basse dosi la perdita di peso è duratura

SanitàVIDEO | Obesità, con orforglipron e tirzepatide a basse dosi la perdita di peso è duratura

ROMA  – “I pazienti con obesità precedentemente trattati con incretine iniettabili alla massima dose tollerata sono riusciti a mantenere nel lungo termine gran parte dei risultati ottenuti anche dopo il passaggio a orforglipron orale o alla riduzione del dosaggio di tirzepatide”. Sono i risultati degli studi di fase avanzata SURMOUNT-MAINTAIN e ATTAIN-MAINTAIN annunciati oggi da Eli Lilly and Company e presentati al 33esimo Congresso Europeo sull’Obesità (ECO), in corso a Istanbul. Gli studi sono stati pubblicati rispettivamente su The Lancet e Nature Medicine.

“I trial SURMOUNT-MAINTAIN e ATTAIN-MAINTAIN spostano il focus dalla perdita di peso iniziale alla durabilità e ai benefici cardiometabolici a lungo termine. Un cambio di prospettiva importante, che riflette la complessità clinica dell’obesità: una patologia cronica che richiede un trattamento continuativo nel tempo- fa sapere Paolo Sbraccia, professore ordinario di Medicina Interna all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e direttore della UOC di Medicina Interna e del Centro per la Cura dell’Obesità del Policlinico Tor Vergata- I dati sono chiari: sia con tirzepatide che con orforglipron la perdita di peso viene mantenuta senza recupero significativo. ATTAIN-MAINTAIN, in particolare, supporta una continuità dei risultati in termini di efficacia nel passaggio iniettivo a orale e, pur senza implicare un’equivalenza diretta tra le due formulazioni, avvalora l’ipotesi di una continuità terapeutica”.

Nello studio SURMOUNT-MAINTAIN, sia tirzepatide MTD che tirzepatide 5 mg hanno raggiunto l’endpoint primario e tutti gli endpoint secondari chiave, dimostrando il mantenimento della perdita di peso dopo 60 settimane di trattamento iniziale con tirzepatide MTD. L’endpoint primario era dimostrare che la continuazione del trattamento con tirzepatide, sia a una dose ridotta di 5 mg che alla MTD, fosse superiore al placebo in termini di variazione percentuale del peso corporeo alla settimana 112. Alla settimana 112, i pazienti che hanno continuato il trattamento con tirzepatide MTD hanno mantenuto tutta la perdita di peso precedente, mentre la riduzione della dose a 5 mg ha permesso di mantenere in media tutta la perdita di peso, con uno scostamento medio di 5,6 kg.

Lo studio ATTAIN-MAINTAIN ha dimostrato che il passaggio a orforglipron favorisce anche il mantenimento del peso a lungo termine, raggiungendo l’endpoint primario e tutti gli endpoint secondari chiave sia utilizzando l’estimatore di efficacia che quello del regime terapeutico 1, 2. L’endpoint primario era dimostrare che orforglipron fosse superiore al placebo nella percentuale di mantenimento della riduzione del peso corporeo tra i partecipanti allo studio SURMOUNT-5 che avevano precedentemente raggiunto un plateau di peso corporeo. Alla settimana 52, i partecipanti che sono passati da semaglutide MTD a orforglipron hanno mantenuto tutta la perdita di peso precedentemente raggiunta tranne 0,9 kg, mentre quelli che sono passati da tirzepatide MTD a orforglipron hanno mantenuto tutta la perdita di peso con uno scostamento medio di 5,0 kg.

“L’obesità è una malattia cronica che richiede un trattamento a lungo termine, e i pazienti hanno bisogno di più opzioni che possano seguire nel lungo periodo- ha fatto sapere Kenneth Custer, Ph.D., vicepresidente esecutivo e presidente di Lilly Cardiometabolic Health- Siamo incoraggiati dai risultati di SURMOUNT-MAINTAIN e ATTAIN-MAINTAIN, che hanno dimostrato che sia tirzepatide che orforglipron, un GLP-1 orale da assumere una volta al giorno, hanno garantito un mantenimento duraturo della perdita di peso. Lilly si impegna a fornire alle persone diverse opzioni terapeutiche nel loro percorso di dimagrimento”.

In entrambi gli studi, orforglipron e tirzepatide hanno dimostrato profili di sicurezza coerenti con i precedenti studi di Fase 3. Nello studio ATTAIN-MAINTAIN, gli eventi avversi più comuni con orforglipron rispetto al placebo sono stati nausea (18,8% vs. 4,1%), stitichezza (13,1% vs. 4,1%), vomito (8,3% vs. 3,4%) o diarrea (7,4% vs. 7,5%). I tassi di interruzione del trattamento a causa di eventi avversi per i pazienti randomizzati al placebo o a orfroglipron sono stati del 4,8% (orforglipron da semaglutide), del 7,6% (placebo da semaglutide), del 7,2% (orforglipron da tirzepatide) e del 6,3% (placebo da tirzepatide). Nello studio SURMOUNT-MAINTAIN, gli eventi avversi più comuni durante il periodo di mantenimento con tirzepatide MTD e tirzepatide 5 mg rispetto al placebo sono stati diarrea (7,2% e 4,9% contro 1,1%), vomito (6,5% e 0,7% contro 0%) e nausea (5,8% e 4,2% contro 2,2%). I tassi di interruzione del trattamento a causa di eventi avversi durante il periodo di mantenimento con tirzepatide MTD, tirzepatide 5 mg e placebo sono stati rispettivamente dello 0%, dello 0,7% e dello 0%.

Al Congresso Europeo sull’Obesità (ECO) sono stati presentati anche nuovi studi che confermano come le terapie incretiniche possano offrire benefici clinici che vanno oltre la sola riduzione del peso corporeo, includendo effetti sul controllo dell’appetito e sulla riduzione del cosiddetto ‘food noise’. “Il food noise’ è un termine recente che descrive una sensazione opprimente e intrusiva legata al cibo nelle persone con obesità-  ha fatto sapere Uberto Pagotto, direttore Unità operativa di Endocrinologia e prevenzione e cura del diabete del Policlinico Sant’Orsola di Bologna-. Si tratta di una sorta di costrizione mentale che interferisce con il comportamento alimentare e la fisiologia della persona. Per valutarlo sono stati sviluppati questionari specifici, a partire dall’osservazione clinica di questo fenomeno. In questo contesto si inserisce lo studio ATTAIN-1-PRO, che rappresenta una novità nell’analisi degli effetti delle terapie sul vissuto del paziente. I farmaci agonisti GLP-1 e GIP/GLP-1 non solo riducono fame e aumentano sazietà, ma modificano anche il rapporto psicologico con il cibo. In molti casi attenuano questa intrusività mentale, restituendo una maggiore ‘libertà mentale’ al paziente. Questo consente di affrontare il cibo in modo più sereno e di supportare anche interventi cognitivo-comportamentali. Si tratta di un ulteriore passo avanti nella comprensione e nel trattamento dell’obesità come malattia cronica complessa”.
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