martedì, Ottobre 4, 2022

Via isolamento per asintomatici positivi? Abrignani: “Valutare rischi e benefici”

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ROMA – Se tutti i morti registrati come Covid sono realmente da Covid, allora il Covid-19 è un po’ più di una brutta influenza perché i numeri parlano chiaro: “Negli ultimi sette mesi ha causato 34mila morti. L’influenza, nelle annate più cattive, uccide in 4 mesi 10mila persone”. Sergio Abrignani, immunologo dell’Università statale di Milano, suggerisce che se dovesse essere revocato l’isolamento agli asintomatici positivi, come annunciato dal sottosegretario Costa, “con la situazione attuale, è molto probabile che aumentino il numero di infezioni e proporzionalmente anche le malattie severe”.

LA CAPACITÀ DI DIFFUSIONE DEL COVID

Abrignani invita a riflettere sulla capacità diffusiva del Sars-Cov2 rispetto a una brutta influenza. “Ventiduemila delle 34mila morti di Covid sono state inevitabili- chiarisce il medico- erano persone vaccinate con ciclo completo ma con un’età media di 84 anni e 4 comorbidità (ovvero malattie sottostanti). Forse queste persone sarebbero le stesse che morirebbero con un’influenza nelle brutte annate, ma Omicron ne ha contagiate di più rispetto all’influenza. Probabilmente ha infettato da gennaio circa 20-25 milioni di italiani. Ricordiamo qui che circa 12mila dei 34mila morti erano non vaccinati o ipovaccinati (una sola dose o due dosi tanti mesi prima dell’infezione) e l’85% di questi, quindi 10mila persone, non sarebbero morti se fossero stati tutti vaccinati con 3 dosi o 4 dosi (se ultra-ottantenni). Diecimila italiani morti nei primi 7 mesi del 2022 che non sarebbero dovuti morire”.

NO RESTRIZIONI PER POSITIVI ASINTOMATICI, RISCHI E BENEFICI

La proposta di far circolare senza restrizioni i positivi asintomatici implica una scelte di politica sanitaria che “penso verrebbe presa valutando i rischi e i benefici per i cittadini. Il rischio- spiega Abrignani- riguarda la salute pubblica e implica la stima di quanta malattia severa e quanti morti in più potrei avere. I benefici saranno invece sul lato economico, perché eliminare l’isolamento vuol dire far rientrare le persone al lavoro e nella vita sociale e si quantificherà, quindi, il vantaggio per l’economia del Paese. È cosa normale valutare rischi e benefici di una scelta che impatti sulla salute dei cittadini- spiega Abrignani- vendiamo le sigarette anche se sappiamo che il 7-8% circa delle morti nel mondo occidentale è riconducibile al fumo, oppure vendiamo il cibo spazzatura anche se sappiamo che è corresponsabile di 1/3 delle morti cardiovascolari. O, ancora, ogni anno contiamo circa 3.000 morti sulla strada, ma non si vieta di andare in automobile”.

Ma un positivo asintomatico che è libero di circolare e che indossa la mascherina quanto è pericoloso? “È stato dimostrato che se indossiamo correttamente la Ffp2, proteggiamo gli altri dall’infezione tra il 65 e l’85%, a seconda delle varianti di Sars-Cov2. Riduciamo il rischio- avverte ancora Abrignani- ma non lo annulliamo. E anche con il ciclo completo del vaccino ci proteggiamo dalla malattia severa all’85%, ma resta il 15% delle possibilità di contrarla. Quindi è molto probabile che la libera circolazione dei positivi asintomatici causerà un aumento delle infezioni e quindi delle malattie severe e dei morti. Ripeto, è un rischio che andrà quantificato alla luce della circolazione del virus”.

L’IMMUNITÀ DI GREGGE È POSSIBILE?

In questo scenario di varianti che mutano la rincorsa all’immunità di gregge appare difficile. “La situazione ideale ci sarebbe se avessimo ancora oggi il virus di Wuhan. I vaccini, basati sul ceppo Wuhan, con 3 dosi ci proteggerebbero probabilmente per 5-10 anni al 95% dall’infezione e dalla malattia severa come fanno i vaccini che usiamo contro virus che mutano pochissimo, come la polio e l’epatite B. Con un virus che muta tanto come quello dell’influenza, invece, arrivano i vaccini stagionali”.

IL COVID CONTINUERÀ A VARIARE

Sars-Cov2 ha generato nuove varianti dominanti ogni 4-8 mesi. “Il ceppo originario di Wuhan arrivò nel novembre 2019, alpha è diventata dominante da novembre-dicembre 2020, delta da aprile 2021, omicron 1 da novembre-dicembre 2021, omicron 2 da gennaio-febbraio 2022 e omicron 5 da maggio”. Se guardiamo al prossimo autunno-inverno, sono diversi gli scenari possibili: “Ad un estremo, se resta omicron con le sue sottovarianti, saremo abbastanza protetti dall’immunità diffusa dovuta ai vaccini e alle infezioni del 2022. All’altro estremo, ci potrebbe essere una nuova variante che sfugga alla risposta immunitaria indotta dai vaccini o dalle infezioni precedenti, che sia più diffusiva e più aggressiva di omicron e uccida come la spagnola. In mezzo a questi due scenari, c’è tutta una serie di possibilità intermedie più probabili, ma nessuno può sapere a quale situazione ci troveremo di fronte”. Una cosa però è certa: “Dopo due anni e mezzo di pandemia abbiamo accettato di convivere con il Covid, di fatto senza restrizioni, e di avere qualche decina di migliaia di morti all’anno, per lo più anziani”.

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