martedì, 13 Ottobre , 2026

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Tassa Ue sulle imprese: stangata da 2 mld di euro per l’Italia

NewsTassa Ue sulle imprese: stangata da 2 mld di euro per l’Italia

Stima elaborata dal Centro Studi di Unimpresa

La recente tassa europea sui ricavi delle grandi imprese colpirà circa 3.460 imprese italiane con fatturati annui superiori ai 100 milioni di euro, per un totale di costi vicini ai 2 miliardi di euro.

Questa evidenza proviene da un’analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo cui il gettito previsto dal settore produttivo nazionale potrebbe arrivare a 1,8 miliardi di euro ogni anno, considerando un’aliquota ipotetica dell’1% sul fatturato, mentre se l’aliquota fosse dello 0,5%, il gettito si ridurrebbe a 900 milioni di euro.

Guardando al territorio, la Lombardia risulta la regione maggiormente interessata, con oltre 1.100 imprese coinvolte (32% del totale), seguita dall’Emilia-Romagna (12%), dal Veneto (10%), dal Lazio (9%) e dal Piemonte (8%).

Dal punto di vista dei settori, il maggiore impatto si registrerebbe nel settore manifatturiero, che rappresenta il 35% delle imprese interessate, seguito dal settore energetico e dalle utility (15%), dalle costruzioni, dalla finanza e dalla distribuzione commerciale (ognuno con il 10%).

“La nuova misura potrebbe penalizzare i settori fondamentali dell’economia italiana, già gravati da una tassa elevata, costituendo un ostacolo serio per la competitività delle imprese esportatrici e industriali. L’Italia, già sotto una forte pressione fiscale complessiva (oltre il 43% del PIL), non ha la possibilità di imporre ulteriori tasse sulle sue imprese più grandi e innovative, specialmente quelle che guidano le esportazioni, investono in innovazione e creano posti di lavoro qualificati. La proposta attuale della Commissione europea, così come è stata presentata, potrebbe pesare su questi settori, alimentando un circolo vizioso di sfiducia e disinvestimento”, osserva Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa.

Secondo il Centro studi di Unimpresa, nell’ambito della proposta presentata dalla Commissione europea per finanziare il bilancio comunitario 2028-2035, viene proposta una nuova “risorsa propria” per l’Unione, costituita da un contributo obbligatorio per le imprese con un fatturato annuo superiore ai 100 milioni di euro. L’intento di Bruxelles è quello di generare circa 6,8 miliardi di euro all’anno su scala europea.

“La struttura della proposta è semplice, ma potrebbe rivelarsi molto distorsiva: tutte le imprese operanti nel mercato unico, indipendentemente dalla loro sede legale, dovrebbero versare un contributo basato non sui profitti, ma sul fatturato. Questo approccio, se applicato uniformemente, potrebbe penalizzare in modo particolare le imprese con margini operativi più ridotti e quelle situate in Paesi già gravati da elevate tasse”, conclude.

Ciro Di Pietro

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