mercoledì, Gennaio 19, 2022

Pnrr, Epasa-Itaco: “Patronati tra i protagonisti della costruzione di un nuovo patto”

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ROMA – Costruire un nuovo patto sociale guardando insieme al futuro che il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) si appresta a disegnare. Questo il leit motiv di ‘Futuri e umani. Riconoscere e cucire i bisogni per generare nuove opportunità individuali e collettive’, l’evento online che questa mattina ha celebrato mezzo secolo di attività del Patronato Epasa-Itaco. Un’iniziativa che è partita da un assunto: è un mondo magmatico, prossimo all’esplosione, quello a cui il PNRR si propone di dare risposte convincenti cominciando a rivoluzionare completamente la rete della protezione sociale novecentesca. Una rete in cui i Patronati hanno svolto, nell’ultimo cinquantennio, un ruolo decisivo nel riconoscimento dei diritti ai cittadini, lavoratori, genitori, pensionati, immigrati.

“La crisi pandemica ha rotto definitivamente il patto sociale, ora bisogna scriverne uno nuovo e noi vogliamo essere tra quei soggetti che lavoreranno per costruirlo più equo, più sostenibile, più inclusivo, in una parola: giusto. Vogliamo fornire il nostro contributo sottolineando che quando progettiamo il futuro dobbiamo farlo resistente e resiliente”, ha sottolineato Valter Marani, direttore del Patronato. “Oggi certamente è cambiato il mondo e nella nuova società il welfare è uno strumento determinante- ha detto ancora Marani- In questo anno di pandemia, come Patronato, abbiamo fatto un lavoro straordinario. L’Italia intera si è presentata ai nostri uffici e abbiamo visto un Paese insicuro, incerto, che aveva bisogno di capire cosa stesse succedendo. Quando gli uffici pubblici erano chiusi noi siamo rimasti in trincea. Questo- evidenzia il direttore Epasa-Itaco- dimostra che c’è un’Italia che funziona e i Patronati ci sono dentro, l’hanno dimostrato nei fatti quando è stato il momento”.

Il riconoscimento al ruolo del Patronato è arrivato anche dal ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Andrea Orlando, che in un messaggio inviato nel corso dell’evento ha sottolineato come i 50 anni Epasa-Itaco siano “un traguardo importante ma non un punto di arrivo. La pandemia- ha detto il ministro- ha evidenziato quanto sia importante per una comunità avere un welfare pubblico e interlocutori sociali radicati, ora dobbiamo proseguire nella strada della crescita. Il Pnrr è la sfida principale che abbiamo davanti”.

L’evento è stato anche l‘occasione per presentare una ricerca svolta in collaborazione con ‘La Sapienza’ università di Roma, condotta dal sociologo del welfare, Andrea Ciarini, che ha analizzato come le risorse e le azioni del Pnrr andranno a modificare il sistema produttivo e il contesto sociale ponendo le premesse per un nuovo welfare italiano.“Il modello sociale del PNRR è di tipo produttivo in due direzioni- ha spiegato Ciarini- per prima cosa si punta a investire risorse significative su formazione e istruzione, sin dalla prima infanzia”. In sostanza si punta a “rendere produttiva la spesa sociale”, ha detto il sociologo. Per seconda cosa “si punta a mobilitare risorse ingenti sull’infrastrutturazione sociale- dunque- a produrre anche direttamente impatti economici produttivi e occupazionali”. Ciarini ha, però, sottolineato come non basta “programmare stanziamenti di risorse, questi stanziamenti devono poi trasformarsi nella messa a terra delle risorse”. E tra i driver di investimento c’è di certo la digitalizzazione “una grande occasione di riorganizzazione strategica per la pubblica amministrazione”.

Parlando di digitalizzazione bisogna stare attenti “ai rischi che comporta la disentermediazione-ossia- la funzione di mediazione istituzionale dei Patronati rischia di essere disintermediata rispetto a un patto tecnologico che dà al cittadino la possibilità di accedere direttamente ai servizi- spiega il sociologo del welfare, Andrea Ciarini- Ma bisogna tener presente che non basta investire risorse per digitalizzare, i cittadini dentro a reti complesse hanno comunque bisogno di orientamento e accompagnamento”. È in questo contesto che il ruolo del Patronato, attraverso la presenza capillare sul territori, è anche quello di “reintermediare quello che la tecnologia disintermedia”. In sostanza i Patronati sono “sentinelle con la capacità di mappare i bisogni dei cittadini”.

Nel contesto dello sguardo verso il futuro l’economista Patrizia Luongo, ricercatrice del Forum Disuguaglianze Diversità, ha sottolineato come nel PNRR si parli molto di lavoro ma poco di qualità. “Uno degli obiettivi del Piano è quello di far crescere l’occupazione delle donne, dei giovani e delle categorie marginalizzate. Ma- evidenzia Luongo- bisogna qualificare il tipo di crescita che si vuole perché creare lavoro non stabile significa non creare le condizioni per una società resiliente quindi in grado di reagire agli shock. La prevalenza dei contratti a termine genera, infatti, insicurezza”. Dunque “se la rete di ammortizzatori sociali durante la pandemia ha in qualche modo ha retto, ora- dice l’economista- non abbiamo un disegno che risponde alle esigenze attuali. In pandemia il governo ha dovuto rincorrere le varie emergenze, quindi inventare nuovi strumenti che andassero via via a rispondere alle necessità. In una situazione di emergenza va bene correre ai ripari ma se stiamo immaginando di ridisegnare il patto sociale e teniamo conto di tutti i cambiamenti, allora dobbiamo immaginare che gli investimenti vadano a incidere non solo su crescita economica e creazione posti di lavoro ma anche sulla qualità”.

L’incontro, moderato dalla giornalista Marianna Aprile, ha poi presentato una carrellata di interventi di opinion leader, changemaker e intellettuali attivi nel mondo del welfare e che hanno sperimentato in prima persona soluzioni innovative nate dai nuovi bisogni già vivi nella società. Tra questi ad esempio Giuseppe Savino, creatore di ‘Vazapp’, il primo hub rurale del territorio pugliese pensato per creare una comunità con l’obiettivo di rilanciare il settore agricolo attraverso un percorso di innovazione sociale, favorendo le relazioni in agricoltura per lo sviluppo di idee e di attività imprenditoriali. In sostanza far incontrare tra di loro persone che amano la propria terra e che vogliono restare a viverci e farla crescere.

A chiudere le celebrazioni l’intervento di Daniele Vaccarino, presidente Cna nazionale che ha sottolineato come il cinquantenario Epasa-Itaco sia celebrato “in un’ottica di previsone dei prossimi 50 anni. Questa giornata- ha detto Vaccarino- è l’inizio di un percorso che prevede un lavoro enorme per tutti noi. Abbiamo di fronte un futuro nel quale dobbiamo essere protagonisti, un futuro sociale che deve renderci orgogliosi di esserci”.

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