venerdì, 17 Luglio , 2026

Mondiali di calcio, dalle africane all’Iraq l’ingresso è a ostacoli

MondoMondiali di calcio, dalle africane all’Iraq l’ingresso è a ostacoli

ROMA – “Les Léopards”, come sono soprannominati i giocatori della nazionale di calcio della Repubblica democratica del Congo, hanno lasciato Orléans per Châteauroux, in Francia, da dove partiranno questa sera per Houston. Nella città texana, mercoledì prossimo, disputeranno la loro prima gara ai Mondiali. L’arrivo negli Stati Uniti seguirà tre settimane di monitoraggio e controlli medici dovuti all’epidemia di ebola in corso in alcune regioni del Congo. I giocatori militano però tutti nei campionati europei e si sono allenati in Belgio, senza rientrare nel loro Paese d’origine. I “leopardi” tornano ai Mondiali dopo la loro unica partecipazione nel 1974, come “Zaire”, più di mezzo secolo fa. Nel torneo al via stasera, sono una delle ben dieci nazionali provenienti dall’Africa: un record dovuto anche al formato extra-large del torneo, con addirittura 48 formazioni qualificate. Non è chiaro però quanti dei loro tifosi potranno seguire le partite.

Gli Stati Uniti ospiteranno infatti la maggior parte delle gare, 78 su 104, molte di più rispetto a Messico e Canada, pure Paesi organizzatori. E con il ritorno del presidente Donald Trump alla Casa Bianca sono aumentate le restrizioni per gli ingressi di cittadini stranieri. Cinquanta i Paesi interessati dalla stretta introdotta nell’aprile 2025, che prevede l’obbligo di pagamenti fino a 15mila euro per ottenere un visto. La misura è stata applicata anche a cinque delle nazionali africane qualificate ai Mondiali: Algeria, Tunisia, Senegal, Capo Verde e Costa d’Avorio. Solo il mese scorso il dipartimento per la Sicurezza interna ha annunciato una moratoria, a condizione però che i richiedenti il visto abbiano già acquistato biglietti per le partite. Se i tifosi in arrivo dall’Africa rischiano di essere dunque pochi, i problemi potrebbero riguardare anche giocatori e accompagnatori. Lo ha confermato la vicenda di Omar Abdulkadir Artan, arbitro somalo premiato come il migliore dell’Africa nel 2025 e ciononostante espulso dopo 11 ore di interrogatorio all’aeroporto di Miami. Il respingimento, i cui contorni restano da chiarire, ha assunto una connotazione politica e sociale: al ritorno a Mogadiscio, ieri, Artan, è stato accolto come un eroe; e in suo onore, su decisione del ministero dello Sport, è stata anche organizzata una partita amichevole (lo stadio era pieno). A far discutere, soprattutto sui social, sono anche i video delle perquisizioni corporali a cui sono stati sottoposti i giocatori del Senegal. Metal detector e agenti federali sono entrati in azione direttamente sulla pista, a Releigh, nella Carolina del nord. A subire le conseguenze delle politiche di Trump, motivate con l’esigenza di monitorare gli ingressi di stranieri e migranti e di garantire così la “sicurezza nazionale”, non sono però solo i calciatori africani. La stella dei “leoni della Mesopotamia”, l’attaccante iracheno Aymen Hussein, ha denunciato di essere potuto entrare negli Stati Uniti solo dopo un interrogatorio durato sette ore.
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