venerdì, 17 Luglio , 2026

Iran, la bomba contro l’impianto idrico è ‘made in Usa’

MondoIran, la bomba contro l’impianto idrico è ‘made in Usa’

ROMA – L’attacco condotto dagli Stati Uniti tra martedì e le prime ore di mercoledì contro località iraniane lungo lo Stretto di Hormuz potrebbe effettivamente aver messo fuori uso gli impianti idrici della contea di Sirik, dopo il quale 20mila persone sono rimaste senza acqua potabile, configurando un potenziale crimine di guerra: lo riferisce un’inchiesta del New York Times, che ha analizzato immagini satellitari del sito colpito e dei resti dell’ordigno. La testata è partita dalle fotografie dei frammenti della bomba, condivise dall’agenzia di stampa semigovernativa Tasnim, che i ricercatori dell’ong Open Source Munitions Portal hanno analizzato, concludendo che i resti appartengano a una bomba Gbu-29 a guida aerea “prodotta negli Stati Uniti”. Il Nyt ha poi confrontato le immagini del sito colpito con quelle della struttura prima dell’attacco, confermando che si tratta delle infrastrutture di stoccaggio e distribuzione dell’acqua. La testata chiarisce che non è possibile stabilire se l’attacco sia stato intenzionale, ma il diritto internazionale vieta di colpire infrastrutture civili, pertanto il raid potrebbe essere indagato come crimine di guerra.

La località di Sirik rientra infatti tra quelle raggiunte da raid tra martedì e mercoledì lungo la costa dello Stretto di Hormuz, nell’ambito di scambi a fuoco e rappresaglie crescenti che sono riprese da giorni tra i due Paesi. Il Comando centrale americano (Centcom) in un post su X delle 2.00 del mattino di ieri ha rivendicato di aver colpito “sistemi di difesa aerea, stazioni di controllo a terra e siti radar di sorveglianza iraniani vicino allo Stretto di Hormuz con munizioni di precisione lanciate da aerei da combattimento dell’aeronautica e della marina statunitensi”. La bomba Gbu-39 potrebbe rientrare tra le armi di precisione, osserva il Nyt. Poche ore dopo le dichiarazioni del Centcom, i media iraniani riferivano dell’attacco all’infrastruttura – che comprende desalinizzatori e serbatoi per lo stoccaggio dell’acqua potabile – a Bimani, nella contea di Sirik.

Le autorità responsabili degli impianti della regione di Hormozgan hanno subito puntato il dito contro i raid statunitensi, denunciando: “20mila residenti della regione sono rimasti senza acqua potabile e, con temperature che oscillano tra i 45 e i 50 gradi Celsius, le condizioni sono estremamente difficili”. Inoltre veniva chiarito che “le risorse idriche sotterranee sono insufficienti” a soddisfare la domanda idrica della regione e che la popolazione sarebbe stata servita “da autobotti”. Stando agli ultimi aggiornamenti dell’azienda idrica di Hormozgan, la funzionalità dell’impianto è già stata ripristinata. Non è la prima volta che contro gli Stati Uniti vengono mosse accuse di crimini di guerra: dal 28 febbraio, decine di attacchi hanno interessato edifici residenziali, infrastrutture idriche e per la produzione di energia, scuole, università e centri di ricerca, ospedali, moschee, siti di interesse storico e persino ambulanze e una sinagoga sono state colpite in Iran nell’offensiva israelo-statunitense, sollevando accuse da parte degli esperti internazionali di violazioni della Convenzione di Ginevra sull’obbligo degli Stati di proteggere siti civili. Frustrato per l’impossibilità di raggiungere un accordo con l’Iran, più volte il presidente Donald Trump ha minacciato pubblicamente attacchi contro la popolazione. Ad aprile è arrivato a dichiarare: “Cancelleremo l’Iran dalla faccia della terra”, aggiungendo: “Colpiremo ognuna delle loro centrali elettriche” e “li riporteremo all’età della pietra”.
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