venerdì, 17 Luglio , 2026

Iran, dal nucleare al Libano: cosa non sappiamo dell’accordo con gli Usa

MondoIran, dal nucleare al Libano: cosa non sappiamo dell’accordo con gli Usa

ROMA – L’Iran si impegna a rinunciare a costruire armamenti atomici, mentre gli Stati Uniti dicono “sì” allo scongelamento di 12 miliardi di dollari di beni iraniani – a cui dovrebbero poi seguire altri 12 miliardi – a sospendere le sanzioni sulle esportazioni di gas e petrolio e a non interferire più negli affari interni iraniani: questi, in sintesi, i principali punti dell’accordo che la notte scorsa è stato definito tra i governi di Washington e Teheran.

Il testo dell’intesa non è ancora non è stato diffuso – molti punti saranno discussi successivamente e la firma è prevista per venerdì – ma quel che è certo è che intende porre fine alla guerra aperta da Stati Uniti e Israele lo scorso 28 febbraio, decretando anche un cessate il fuoco in Libano, dove Israele è impegnato contro il movimento filo-iraniano Hezbollah. Tuttavia ai colloqui non ha preso parte il governo di Tel Aviv, che ha subito chiarito di non esserne vincolato. Il ministro della Difesa Israel Katz ha inoltre affermato che l’esercito israeliano “non intende ritirarsi dai territori conquistati” e che se l’Iran attaccherà Israele, “risponderemo”. Agli sfollati libanesi ha intimato di “non precipitarsi a tornare a casa”.

Intanto, Donald Trump avrebbe ottenuto ciò che più sembrava interessargli, ossia la riapertura dello Stretto di Hormuz, vitale per i commerci energetici globali e motivo di pressioni e critiche all’indirizzo della sua amministrazione. Su Truth il presidente americano lo ha dato per assodato, dichiarando che “il petrolio ricomincerà a scorrere”, mentre “le mine verranno rimosse”.

Lo Stretto non è mai stato del tutto chiuso dall’Iran – divieti di transito con minacce di attacchi sono stati imposti alle navi battenti bandiera israeliana e statunitense, e a loro alleati – ma per la prima volta nella storia ha richiesto dei pedaggi. L’agenzia di stampa iraniana Mehr chiarisce che il ritorno al transito gratuito non è stato confermato, mentre per il quotidiano Times of Israel non è certo che lungo lo Stretto siano state collocate mine marittime.

L’intesa invece include per certo la fine del blocco dei porti iraniani lungo Hormuz da parte degli Stati Uniti e la rinuncia di Teheran al programma nucleare per scopi militari. Dal canto suo, Washington sembra aver accantonato l’intenzione iniziale di requisire le scorte di uranio arricchito, mentre fonti iraniane assicurano che suddette scorte saranno “diluite”.

La Casa Bianca si impegna poi a non interferire più negli affari interni di Teheran: finisce così nel cassetto anche la volontà di “regime change” che era stata sbandierata insieme a Israele dopo che, a gennaio, la popolazione era nuovamente scesa in strada per chiedere riforme democratiche e più libertà civili.

Nessun cenno, almeno per il momento, viene fatto in merito ai fondi per la ricostruzione dell’Iran, in seguito ai bombardamenti israelo-statunitensi: indiscrezioni di stampa iraniana di venerdì sostenevano impegni di Washington per 300 milioni di dollari, insieme ai suoi “alleati”.
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