Parla l’ideatore e conduttore di “XXI Secolo”, tra filosofia, dati e giovani: la nuova sfida del servizio pubblico
Da lunedì 2 febbraio in seconda serata su Rai 1 torna “XXI Secolo”, il programma ideato e condotto da Francesco Giorgino (nella foto), volto noto della Rai e direttore dell’Ufficio Studi dell’azienda di servizio pubblico. “XXI Secolo” è un programma della Direzione Approfondimento. Quest’anno alla sua terza stagione.
Direttore, titolo e sottotitolo del programma “XXI Secolo – Quando il presente diventa futuro” sono molto ambiziosi…
Sì è vero. Fin dalla prima edizione abbiamo voluto osare. Sono un cultore del pensiero di Sant’Agostino, il quale diceva che l’essere umano nella sua dimensione individuale e collettiva si completa quando riesce a tenere insieme il passato, il presente e il futuro.
Sant’Agostino diceva di più, in verità. Diceva che esiste il “presente del passato” che è la memoria, il “presente del presente” che è la consapevolezza del tempo in cui viviamo, il “presente del futuro” che è la visione prospettica.
Addirittura Sant’Agostino per un programma tv?
E perché no? Anni fa ebbi una discussione con il politologo Sartori che aveva appena dato alle stampe un libro dal titolo “Homo videns”. Sosteneva che ci guarda la tv è un incolto. La televisione si può fare in tanti modi, anche alzando l’asticella e provando a trasferire conoscenza.
Quali sono le caratteristiche del suo programma?
Schematizzo: narrazioni che valorizzino anche i fatti positivi del nostro Paese e non solo e sempre quelli negativi; stile pacato e non urlato, insomma da servizio pubblico; pluralità di chiavi interpretative e di temi; vocazione divulgativa, in linea anche con la mia doppia attività di giornalista e professore universitario, per rendere accessibili a tutti anche i fatti complessi.
Quali sono le novità principali della terza edizione di XXI Secolo?
Quest’anno avrò accanto a me un pubblico fatto di giovani universitari, esponenti insomma della generazione Z. E poi abbiamo allestito in uno studio a Saxa Rubra (noi andiamo in onda da via Teulada) un data center e un social media center. Vogliamo raccontare la realtà partendo dalle evidenze empiriche e vedere come i temi delle puntate vengono discussi sul web.
Si mescolano linguaggi e formati?
E’ esattamente così. Il programma si regge su tre tipologie di linguaggi: quello della parola parlata e scritta (con la grafica); quello delle immagini (con i reportage); quello dei dati. Si parte con un mio breve editoriale e si prosegue con un faccia a faccia con un personaggio di spicco del mondo della politica, dell’economia, degli esteri o della cronaca.
Poi c’è la sezione dell’approfondimento vero e proprio con ospiti in studio o in collegamento, servizi, storie, analisi. A chiudere una chiacchierata con un esponente di spicco del mondo dello spettacolo per scoprire negli artisti la persona più che il personaggio.
Qual è obiettivo quest’anno?
Consolidare il programma nel palinsesto di Rai 1 e negli ascolti, che nella seconda edizione sono stati in crescita rispetto alla prima. Fare un programma di vero servizio pubblico ed innovare il modo di fare approfondimento in tv.

