lunedì, 15 Giugno , 2026

“Debolezze psicologiche, nulla di cui vergognarsi, anche io ho delle fragilità”: Nordio si ‘confessa’

Sanità“Debolezze psicologiche, nulla di cui vergognarsi, anche io ho delle fragilità”: Nordio si ‘confessa’

ROMA – “La fragilità non deve essere considerata una debolezza, diciamo che è proprio fisiologica. Paradossalmente sarebbe molto strano se nessuno di voi avesse dei momenti di fragilità e di debolezza. La nostra natura umana è fatta così”. Lo dice il ministro della Giustizia Carlo Nordio intervenendo al primo convegno nazionale “Proteggere chi protegge: azioni di supporto psicologico per il Corpo di polizia penitenziaria”, organizzato dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) presso la Scuola Superiore dell’Esecuzione Penale “Piersanti Mattarella” di Roma.

“OGNUNO HA LE SUE FRAGILITÀ, IO SONO PATOFOBICO O IPOCRONDRIACO”

“Io sono stato per quarant’anni pubblico ministero a Venezia – ricorda – e prima giudice istruttore e quindi ho frequentato sia pure dall’altra parte della collina, come si dice, le carceri del Veneto ma anche molte carceri italiane. I primissimi anni 80 quando conducevo l’indagine sulla colonna veneta delle Brigate Rosse ho interrogato vari pentiti e anche non pentiti nelle super-carceri”.”La debolezza psicologica -sottolinea Nordio- non è una patologia, è una condizione della vita, ci siamo passati tutti, poi ognuno ha i suoi momenti fragili. Personalmente quando indagavo sulle Brigate rosse e ricevevo a casa la stella a cinque punte, ed ero uno dei primi in lista quando trovavano un covo, non ho mai perso un’ora di sonno, faceva parte del mestiere, ma quando ho avuto certi sintomi diciamo fisici mi sono allarmato perché ognuno ha le sue fragilità: la mia non ho nessuna difficoltà a confessarlo è quella di essere patofobico o ipocondriaco”.

“FORTE DISOMOGENEITÀ NEI NOSTRI ISTITUTI PENITENZIARI”

Al termine dell’intervento la moderatrice ringrazia il ministro anche per il suo racconto sulle sue fragilità e quando ricorda che Nordio è “sopravvissuto anche alle Br”, lui replica con ironia: “Ma anche a questo”…, forse riferendosi all’impegnativo ruolo al governo.Nel suo intervento al primo convegno nazionale sul supporto psicologico per il Corpo di polizia penitenziaria, organizzato dal Dap presso la Scuola Superiore dell’Esecuzione Penale “Piersanti Mattarella” di Roma, Carlo Nordio aggiunge che nella sua attività da magistrato le carceri le ha viste “da un lato” mentre “in quattro anni di funzione ministeriale” ha “invece visto una grandissima parte degli istituti con un altro occhio, con un’altra visuale e soprattutto in un’altra ambientazione. Ho riscontrato una caratteristica molto strana che non conoscevo prima, cioè la forte disomogeneità che c’è nei nostri istituti penitenziari. Abbiamo degli istituti di eccellenza dove addirittura si svolgono manifestazioni teatrali dove vengono costruiti violini con i legni delle barche dei migranti, dove addirittura c’è un laboratorio di odontoiatria, dove si fabbricano tessuti pregiati di cashmere per l’alta sartoria e via discorrendo. E poi invece ho visto degli istituti che purtroppo non si è avuto il tempo e le risorse di modernizzare e che recano i segni non soltanto del tempo, ma anche della burocrazia. Faccio un esempio molto significativo- continua il ministro della Giustizia – il carcere di Regina Coeli, avendo visto dei luoghi in cui si poteva ampliare in modo esponenziale la dimensione del transito dei detenuti perché c’era in mezzo una porta che divideva in modo irrazionale gli ambienti, mi è stato detto che non si poteva toccare quella porta, perché era vincolata dalle Belle Arti. Ora un istituto penitenziario che abbia i vincoli delle Belle Arti, voi capite che non è, diciamo, molto razionale”.

CARCERI CON DIFETTI STRUTTURALI E SOVRAFFOLLAMENTO, LAVORARCI “NON PUÒ NON CREARE PROBLEMI PSICOLOGICI

E quando “si fanno i paragoni con le carceri gli altri Paesi, magari con quelle dell’America che si sono viste nei film e non ci si rende conto che costruire un istituto penitenziario in Arizona o nel Texas o in Colorado, dove c’è un deserto puro e puoi portare dei moduli che vengono controllati a distanza con un bottone. Li fai in sei mesi, quelli lì”, mentre da noi “correggere certi difetti strutturali di alcuni istituti penitenziari, non è cosa facile. Questi sono gli ambienti in cui lavorate voi e la polizia penitenziaria e unita al problema del sovraffollamento crea e non può non creare dei problemi psicologici.

L’APPELLO A RIVOLGERSI AL SUPPORTO PSICOLOGICO: “CHIEDERE AIUTO, NULLA DA VERGOGNARSI”

Nel suo intervento al primo convegno nazionale sul supporto psicologico per il Corpo di polizia penitenziaria, organizzato dal Dap presso la Scuola Superiore dell’Esecuzione Penale “Piersanti Mattarella” di Roma, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio conclude: “Non c’è nulla di cui vergognarsi. Nemmeno quando diciamo di essere ispirati da un falso pudore nel confessare una debolezza psicologica che richiede aiuto. Vi sono delle circostanze nella vita in cui così come bisogna andare dal medico del corpo, un medico, un sostegno un supporto dello spirito dell’anima, una volta c’era il sacerdote, c’è anche adesso, ma sono degli ausili che sono differenti. Ed è per questo che abbiamo potenziato questa istituzione” del supporto psicologico. Non sentitevi minus habentes, come si dice in Latino, se un giorno avete bisogno di chiedere aiuto psicologico, c’è l’anonimato, ovviamente, c’è l’assoluta indifferenza per quanto riguarda la progressione della carriera, cioè rivolgersi allo psicologo non comporta nessuna negatività nei vostri confronti, né dal punto di vista dell’immagine, né da quello della carriera. È semplicemente un supporto che si da. È come un abito che deve essere cucito su misura a seconda delle problematiche che ogni appartenente alla polizia penitenziaria può avere. Su questo noi saremmo sempre al vostro fianco. Ed è con questo sentimento di gratitudine nei vostri confronti di vicinanza”.
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