martedì, 13 Ottobre , 2026

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Dalla “furia di Alcaraz” al ‘sosia’ di Sinner, le Atp Finals raccontate dai raccattapalle

Dall'Italia e dal MondoDalla "furia di Alcaraz" al 'sosia' di Sinner, le Atp Finals raccontate dai raccattapalle

(Adnkronos) – Nella pancia della Inalpi Arena capita (anche) di vederli giocare a carte. I raccattapalle delle Atp Finals si rilassano così, tra un match e l’altro nel Torneo dei maestri. Con una partita a scopa o a briscola, per allentare la tensione prima di andare in campo sul Centrale accanto a gente come Sinner e Alcaraz. A Torino ‘giocano’ anche loro. E, come i mostri del tennis, non possono permettersi distrazioni. 

Ne abbiamo incontrati alcuni tra una super sfida e l’altra, in spogliatoio. Ludovico Massa, 18 anni, è di Torino ed è alla terza partecipazione alle Atp Finals: “È sempre una grande emozione vedere giocatori di altissimo livello – racconta all’Adnkronos – quando ci andava bene potevamo osservarli dalla tribuna. Stare in campo accanto a loro, passare le palline e l’asciugamano è ogni volta un’emozione. A me tremano le mani”. Allegra Spinelli, 19 anni, conferma il concetto: “Vederli da vicino è pazzesco, che ve lo dico a fare”. Aspirante tennista, lei è una veterana alle Finals: “È il mio quarto anno qui, ma ogni volta è sempre come la prima”.  

Allegra racconta come alle Atp Finals nulla sia lasciato al caso: “Prima del torneo partecipiamo a quattro incontri di formazione. Facciamo simulazioni di tie-break, mini-partite e proviamo tutto. Siamo in 80, alla fine ne scelgono 40”. Sono parte dello spettacolo e la festa del tennis della Inalpi Arena, per loro, è scandita in turni: “Siamo divisi per mattine e pomeriggi – interviene Ludovico -. I primi devono essere qui intorno alle 10:30, mentre i secondi verso le 17. Siamo sulle partite, ma anche sugli allenamenti, come quelli al Centrale e al Sebastopoli, il ‘secondo’ campo dell’impianto”.  

Il loro racconto, inevitabile, passa per aneddoti. Ludovico se la ride: “Mi dicono che sono il sosia di Sinner, è successo spesso. Addirittura mi è stato detto da membri dello staff di Jannik e, due anni fa, da un importante dirigente”. ‘Colpa’ dei capelli rossi e un po’ disordinati, ma anche di una carnagione chiara. Per lui, quest’anno, anche un momento non proprio piacevole: “Dopo un punto sbagliato da Alcaraz contro De Minaur, Carlos era una furia. Gridava ‘Una mas, una mas’ ed era arrabbiatissimo. Mi ha chiesto l’asciugamano, l’ha preso in mano continuando a guardarmi senza dire nulla, poi lo ha tirato via. Ma lo capisco, succede a me di innervosirmi in partita, figuriamoci a lui. A quei livelli ci si gioca tutto”. Ad Allegra è invece capitato di sistemare il campo insieme a uno dei maestri. “In un match di doppio con Granollers e Zeballos, lo spagnolo ha lanciato a terra una bottiglietta piena d’acqua. Abbiamo subito rimesso il campo in ordine, pulendo con gli asciugamani. E lui ci ha dato una mano”. Cartoline dalle Finals, ricordi da incorniciare per ragazzi che vivono il tennis a cento all’ora. Non i soli. “Alla fine, un paio di palline a casa riusciamo a portarle”. Privilegi mica male. (di Michele Antonelli, inviato a Torino) 

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