martedì, 13 Ottobre , 2026

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CNA: il problema delle imprese è trovare lavoratori

NewsCNA: il problema delle imprese è trovare lavoratori

Analisi realizzata dall’Area studi e ricerche della CNA sull’andamento del mercato del lavoro negli ultimi dieci anni

Il problema principale per gli artigiani e le piccole imprese è l’assunzione di lavoratori piuttosto che il loro licenziamento. Questo è quanto evidenzia la CNA, analizzando l’andamento del mercato del lavoro nell’ultimo decennio.

Tra il 2014 e l’inizio di quest’anno, si registrano quasi 2,4 milioni di nuovi posti di lavoro, mentre i licenziamenti economici sono stati dimezzati, con un significativo incremento delle dimissioni volontarie. Queste sono le principali evidenze presentate nell’analisi condotta dall’Area studi e ricerche della CNA, basata sui dati di Inps.

Dal 2014, il mercato del lavoro in Italia ha mostrato segnali incoraggianti: tra gennaio di quell’anno e marzo scorso, il numero di lavoratori impiegati è aumentato di quasi 2,4 milioni, raggiungendo un livello record di 24,3 milioni. Contemporaneamente, il numero di disoccupati è diminuito di 1,6 milioni, tornando ai livelli del 2007. Anche il numero degli inattivi ha mostrato miglioramenti, calando di 1,9 milioni.

L’incremento dell’occupazione è stato supportato da una maggiore mobilità tra i lavoratori, spinta dalla ricerca di migliori condizioni lavorative. Nel corso del decennio, le dimissioni volontarie sono aumentate del 70%, passando da 1,22 milioni a 2,1 milioni all’anno.

Al contempo, i licenziamenti economici sono diminuiti, riducendosi da 943mila a 540mila ogni anno, con una riduzione della loro incidenza totale dal 17,3% al 7%. Tra il 2020 e il 2023, i licenziamenti di tipo economico sono variati tra 248mila e 388mila, mentre nel periodo dal 2009 al 2013, si erano attestati tra 800mila e oltre un milione.

Analizzando l’andamento delle assunzioni, lo scorso anno i contratti permanenti hanno raggiunto quasi 2 milioni, rappresentando il 31,3% del totale delle assunzioni, evidenziando un incremento rispetto al 22,4% registrato nel 2014. Contemporaneamente, si è verificato un calo della percentuale di tutte le forme di contratto a termine.

Le imprese hanno quindi dimostrato una sempre maggiore inclinazione verso la stabilità nei rapporti lavorativi, indipendentemente dalle fluttuazioni dell’economia.

Inoltre, l’incremento dell’occupazione ha portato a un miglioramento del tasso di occupazione, che nell’arco di dieci anni è aumentato di 8 punti, arrivando al 62,2%, ma rimane comunque il valore più basso tra i membri dell’UE, la cui media è pari al 70,8%, con punte dell’82,3% nei Paesi Bassi e del 77,5% in Germania.

Malgrado il notevole incremento dei posti di lavoro, persiste una notevole distanza tra l’occupazione reale e quella potenziale. Questa situazione paradossale emerge da un recente sondaggio condotto dalla Confederazione, secondo il quale il 50,8% delle imprese prevede di assumere nuovi dipendenti (di cui il 30% intende assumere almeno due persone) ma un’impresa su tre non riesce a trovare candidati adeguati.

Ciro Di Pietro

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