Premio Eccellenza Italiana a Washington: il successo internazionale dell’autore napoletano dal mondo della finanza alla narrativa
C’è una Napoli che non si arrende mai, che sa trasformare il dolore in forza e la tempesta in luce. È da quella città fatta di contrasti, dove la bellezza convive con la fatica, che nasce la voce di Ciro Irace, autore del romanzo “Mare Chiaro – Vivere con l’anima” (Rogiosi Editore), opera d’esordio che gli è valsa il Premio Eccellenza Italiana a Washington DC.
Dopo trent’anni di carriera nel settore finanziario, Irace sceglie di raccontarsi con la delicatezza di chi ha imparato a guardare dentro sé stesso e a credere che la rinascita passi dall’anima.
Per Irace, la scrittura non è una fuga, ma un approdo naturale. «Dopo trent’anni trascorsi tra numeri e strategie – racconta – ho sentito il bisogno di dare voce a qualcosa di più profondo.
Ho sempre visto il denaro come un mezzo per creare valore umano, non come un fine. La nascita di mia figlia Vittoria mi ha spinto a concludere un percorso cominciato anni fa: lei è la mia ispirazione, il mio epilogo felice».
Il romanzo intreccia autobiografia, spiritualità e speranza in un viaggio che parte da Napoli per parlare al mondo. «C’è tanto di me nel protagonista – confessa – ma anche fantasia e follia. Mare Chiaro è un racconto di vita, di fede, di scelte difficili. È la storia di chi cade e trova la forza di rialzarsi».
Il mare non è solo lo sfondo del romanzo: è una presenza viva, un simbolo costante.
«Marechiaro – spiega – è il borgo dove sono nato e cresciuto. Per me rappresenta la purezza, la rinascita, la calma dopo la tempesta. Il mare cambia, come la vita: a volte è chiaro, altre è scuro, ma resta sempre bellissimo».
Nel libro affiorano temi universali: dolore, fede, resilienza. Irace invita i lettori a non cedere al buio. «Questo romanzo è una carezza per l’anima. Voglio dire a chi soffre che è possibile ricominciare. Si può scegliere la luce senza negare l’ombra. La dignità è la nostra forza, la fede il nostro timone».
E proprio ai giovani lancia un messaggio potente: «Ascoltate la vostra anima, inseguite i sogni, siate autentici. Studiate, viaggiate, fate sport, leggete. Difendete la vostra libertà, ma aiutate sempre chi vi sta accanto. Scegliete ciò che è giusto, non ciò che conviene».
Per Irace, Napoli non è solo il luogo dove tutto inizia, ma un personaggio del romanzo: «La amo per le sue contraddizioni, per la sua umanità travolgente. È una città che ti ferisce e ti guarisce, che ti mette alla prova ma poi ti abbraccia. È la mia radice, la mia musa».
L’emozione del Premio Eccellenza Italiana è ancora viva: «Non me lo aspettavo – ammette – ma è stata una gioia immensa. È il riconoscimento di un percorso di vita, non solo artistico. Sono un uomo che ha conosciuto il dolore e ha scelto di rispondere con la cultura, la fede, il rispetto. È la dimostrazione che vivere con l’anima può portare lontano».
E adesso? lo scrittore partenopeo non nasconde i suoi sogni: «Voglio godermi questo momento, ma mi piacerebbe che la storia di Mare Chiaro diventasse un film o una serie. La storia di Ciruzzo e del suo mare ha ancora tanto da raccontare».
Nel suo racconto, tra fede e fragilità, tra mare e città, si rispecchia la Napoli che resiste, quella che sa ancora credere nel potere della rinascita.

